Le filosofie ellenistiche e la ricerca della felicità
1. Un nuovo modo di fare filosofia
Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) il mondo greco cambia profondamente. Le antiche polis perdono importanza politica e molti individui si sentono spaesati e insicuri. La filosofia non si occupa più soprattutto di politica, come in Platone e Aristotele, ma cerca di rispondere a una domanda più personale:
come può l’uomo raggiungere la felicità in un mondo instabile?
Per questo motivo le scuole ellenistiche si concentrano soprattutto sull’etica, cioè sul modo corretto di vivere. Tuttavia l’etica dipende sempre da una certa idea della realtà e dell’uomo: per capire come vivere bisogna capire come è fatto il mondo.
Le principali scuole ellenistiche sono:
- l’Epicureismo;
- lo Stoicismo;
- lo Scetticismo.
Tutte cercano la felicità, ma la intendono in modi diversi.
2. Epicuro: la felicità come assenza di dolore
Dalla fisica all’etica: gli atomi e la liberazione dalla paura
Epicuro parte da una domanda fondamentale: perché gli uomini sono infelici?
Secondo lui le cause principali dell’infelicità sono:
- la paura degli dèi;
- la paura della morte;
- i desideri incontrollati.
Per eliminare queste paure non basta dare consigli morali: bisogna prima spiegare razionalmente come è fatto il mondo. Per questo l’etica epicurea nasce dalla fisica.
Epicuro riprende l’atomismo di Democrito.
Epicuro riprende l’atomismo di Democrito. Secondo lui tutto ciò che esiste è formato da:
- atomi, particelle piccolissime e indivisibili;
- vuoto, lo spazio in cui gli atomi si muovono.
Gli dèi esistono, ma vivono lontani dagli uomini e non intervengono nel mondo. Anche l’anima è materiale e, quando il corpo muore, si dissolve.
Se il mondo funziona attraverso il movimento degli atomi e non attraverso interventi divini, allora gli dèi non puniscono gli uomini. Inoltre, se anche l’anima è materiale, essa si dissolve con la morte.
Da queste idee Epicuro ricava una conseguenza etica fondamentale: l’uomo non deve avere paura degli dèi né della morte. Solo liberandosi da queste paure può diventare felice.
Epicuro scrive:
“Abituati a pensare che la morte non è nulla per noi: infatti tutto il bene e il male risiedono nelle sensazioni, e la morte è privazione delle sensazioni. Perciò la retta conoscenza del fatto che la morte non è nulla per noi rende gioiosa la mortalità della vita, non aggiungendo un tempo infinito, ma togliendo il desiderio dell’immortalità. Infatti non vi è nulla di terribile nella vita per chi abbia veramente compreso che non vi è nulla di terribile nel non vivere più.”
(EPICURO, Lettera a Meneceo)
Dalla liberazione dalla paura alla ricerca del piacere
Una volta eliminate le paure più grandi, l’uomo può finalmente cercare il vero bene. Per Epicuro questo bene è il piacere.
Il piacere e l’atarassia
Per Epicuro il bene supremo è il piacere, ma non il divertimento sfrenato.
La vera felicità consiste:
- nell’assenza di dolore fisico (aponia);
- nella serenità dell’anima (atarassia).
Ma gli uomini spesso cercano piaceri sbagliati e finiscono per soffrire ancora di più. Per questo Epicuro ritiene necessario educare i desideri.
Per raggiungere la felicità bisogna imparare a distinguere i desideri:
| Tipo di desiderio | Esempi | Come comportarsi |
|---|---|---|
| Naturali e necessari | mangiare, bere, dormire | da soddisfare |
| Naturali ma non necessari | cibi raffinati, lusso | da limitare |
| Non naturali e non necessari | potere, fama, ricchezza | da evitare |
L’uomo infelice è schiavo dei desideri inutili.
Da questa analisi nasce una vera e propria terapia filosofica. La filosofia, per Epicuro, deve guarire l’anima come la medicina guarisce il corpo.
Il tetrafarmaco
Epicuro propone un “farmaco in quattro parti” per guarire l’anima:
- non temere gli dèi;
- non temere la morte;
- il bene è facile da ottenere;
- il male è facile da sopportare.
Una volta raggiunta la serenità interiore, il saggio non vive isolato. Anche i rapporti con gli altri diventano importanti per mantenere la felicità.
L’amicizia
L’amicizia è fondamentale perché permette sicurezza e serenità. La scuola epicurea, chiamata “Giardino”, era una comunità di amici.
Epicuro afferma:
“Fra tutte le cose che la sapienza procura in vista della felicità della vita intera, il bene più grande è l’acquisto dell’amicizia. Non possiamo vivere piacevolmente senza vivere con saggezza, bellezza e giustizia, né vivere con saggezza, bellezza e giustizia senza vivere piacevolmente. Quando una di queste condizioni manca, la vita non è più piacevole.”
(EPICURO, Massime capitali)
Collegamento con Aristotele
Come Aristotele, Epicuro pensa che la felicità sia il fine della vita. Tuttavia:
- Aristotele considera importante la partecipazione politica;
- Epicuro invita a “vivere nascosti”, evitando la politica perché porta inquietudine.
3. Gli Stoici: vivere secondo ragione
Dalla struttura dell’universo alla morale
Anche gli Stoici collegano strettamente fisica ed etica, ma partono da una visione del mondo molto diversa da quella epicurea.
Mentre Epicuro pensa che l’universo sia formato da atomi che si muovono nel vuoto, gli Stoici credono che il cosmo sia ordinato e razionale.
Il logos e l’ordine del mondo
Per gli Stoici l’universo è governato da un principio razionale chiamato logos. Tutto accade secondo una legge necessaria.
La fisica stoica è quindi profondamente legata all’etica: se il mondo è razionale, l’uomo deve vivere secondo ragione.
Se il mondo è governato dal logos, allora anche la felicità consiste nel vivere secondo questo ordine naturale e razionale.
Per questo la felicità non dipende dalle ricchezze o dal successo, ma dall’accordo con l’ordine naturale.
Dalla ragione alla virtù
Gli Stoici sostengono che:
- l’unico vero bene è la virtù;
- l’unico vero male è il vizio;
- tutto il resto (salute, denaro, fama) è “indifferente”.
Se la ragione deve guidare la vita, allora le passioni rappresentano un pericolo, perché fanno perdere il controllo di sé.
L’uomo saggio non si lascia dominare dalle passioni.
Le passioni sono giudizi sbagliati che turbano l’anima. Il saggio raggiunge l’apatia, cioè la libertà dalle passioni distruttive.
Epitteto scrive:
“Non sono le cose in se stesse a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sulle cose. Per esempio, la morte non è terribile, altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate; ma il giudizio secondo cui la morte è terribile, ecco ciò che è terribile. Quando dunque siamo ostacolati o turbati o afflitti, non accusiamo altri che noi stessi, cioè i nostri giudizi.”
(EPITTETO, Manuale)
Accettare il destino per essere liberi
Secondo gli Stoici il destino governa il mondo. Questo non significa che l’uomo sia completamente passivo.
L’uomo è libero quando accetta razionalmente ciò che non può cambiare.
Seneca usa un’immagine famosa:
“Il destino guida chi acconsente e trascina chi resiste. Nessuno può sfuggire alla legge universale. Possiamo scegliere di seguire volontariamente ciò che accade oppure essere trascinati con dolore dagli eventi. Il saggio accetta ciò che la natura dispone e trova in questo accordo la propria serenità.”
(SENECA, Lettere a Lucilio)
La visione stoica non riguarda soltanto il singolo individuo. Se tutti gli uomini partecipano della stessa ragione universale, allora sono tutti legati tra loro.
Cosmopolitismo
Poiché tutti gli uomini partecipano del logos, gli Stoici sostengono l’idea di una fratellanza universale.
L’uomo non appartiene soltanto alla propria città, ma al mondo intero.
Confronto con Epicuro
| Epicuro | Stoici |
| La felicità è piacere equilibrato | La felicità è virtù |
| Bisogna evitare il dolore | Bisogna accettare il destino |
| Gli dèi non si occupano degli uomini | Il mondo è guidato dal logos divino |
| Importanza dell’amicizia privata | Importanza della comunità universale |
4. Gli Scettici: sospendere il giudizio
Dalla critica delle certezze alla tranquillità interiore
Gli Scettici partono da una domanda diversa rispetto a Epicurei e Stoici. Essi osservano che ogni filosofo pretende di possedere la verità, ma le scuole filosofiche si contraddicono continuamente.
Il problema della verità
Gli Scettici osservano che filosofi diversi sostengono idee opposte e che spesso non esiste un criterio sicuro per stabilire chi abbia ragione.
Di fronte a queste contraddizioni, gli Scettici ritengono impossibile raggiungere una verità certa.
Da questa posizione teorica nasce una conseguenza etica sorprendente: se le certezze assolute producono conflitti e inquietudine, allora la serenità nasce dalla sospensione del giudizio.
Dalla sospensione del giudizio all’atarassia
La sospensione del giudizio si chiama epoché.
Lo scettico:
- non afferma né nega;
- evita i dogmatismi;
- vive senza pretendere certezze assolute.
Da questa sospensione nasce l’atarassia, cioè la tranquillità interiore.
Sesto Empirico scrive:
“Lo scetticismo è la capacità di opporre in ogni modo i fenomeni e i pensieri; da ciò, a causa dell’equilibrio tra le cose e le ragioni contrapposte, giungiamo dapprima alla sospensione del giudizio e poi alla tranquillità. Lo scettico non nega ciò che appare, ma evita di trasformare le apparenze in verità assolute.”
(SESTO EMPIRICO, Lineamenti pirroniani)
Come vive concretamente lo scettico
Lo scettico continua a vivere seguendo:
- le abitudini;
- le leggi;
- l’esperienza quotidiana.
Ma evita di trasformare le proprie opinioni in verità indiscutibili.
Confronto con Stoici ed Epicurei
- Gli Epicurei credono di conoscere la struttura del mondo grazie agli atomi.
- Gli Stoici credono in un ordine razionale universale.
- Gli Scettici dubitano che l’uomo possa conoscere con certezza la realtà.
Tuttavia tutte e tre le scuole cercano l’atarassia, cioè una vita libera dall’angoscia.
